Street Basket
“ON THE MOVE”, COSI’ IL BASKET SCHIACCIA IL RAZZISMO
(…) Bologna è Bologna, si sa… la capitale del basket un po’ invecchiata: forse perché il basket vero oggi si gioca nei campetti, sulla strada, dove non c’è differenza tra comunitari e non comunitari, italiani e non, bianchi neri gialli marroni e magari gli alieni. Dove i protagonisti sono le cosiddette seconde generazioni, quelle cha parlano diverse lingue a seconda degli amici o dei parenti, che hanno l’accento bolognese nel sangue e una società che non si è ancora accorta di come va il mondo, intorno. Quelli che siccome sono di genitori stranieri non si sa perché a 18 anni devono munirsi di permesso di soggiorno, quelli che secondo la legge Bossi-Fini o studiano o lavorano e guai a cambiare idea. Quelli che da piccoli accompagnavano i genitori in fila all’ufficio stranieri e poi dovranno andarci loro e per quel giorno i loro compagni italiani si chiederanno perché non sono arrivati, che la partita inizia. Quelli che se per un mese appena nati non sono stati iscritti all’anagrafe si vedono rifiutata la cittadinanza dopo oltre vent’anni. Quelli che maggiorenni potrebbero diventare clandestini anche se conoscono solo l’Italia e poi si sa… secondo il Pacchetto sicurezza sarebbero criminali, secondo la legge per loro esistono i CIE. ”E se mi scade il permesso di soggiorno da domani nuova vita nuovo giorno”, come cantano i ragazzi del laboratorio Hip-Hop. Ma noi non ci arrendiamo, “non ci scanniamo tra di noi come vorrebbero”, rappava qualcuno domenica: per questo schiacciamo in faccia al razzismo prima di essere schiacciati. (…) Come hanno detto in tanti: abbiamo vinto tutti, chiamatelo antirazzismo di strada o come volete. Noi sappiamo cosa vuol dire, siamo il Coordinamento Migranti Bologna e schiacciamo il razzismo insieme alla legge Bossi-Fini. Siamo qua, giochiamo qua, restiamo qua! A proposito, se qualcuno vi parla e non capite cosa dice perché non conoscete la sua lingua, venite in piazza dell’Unità a chiedere: qualcuno che vi aiuta lo trovate. Forse vi sta dicendo una cosa importante. (…)


